Killer Kaller : scopri il tuo vero volto

Atmosfere noir e espedienti tecnici ispirati ai capolavori del Maestro Quentin Tarantino, Killer Kaller è l’opera prima di due giovani registi emergenti nel panorama cinematografico torinese: Tazio Massimi e Gianluca Guidone.

Un cortometraggio di 40 minuti, intenso e coinvolgente, che ha fatto rimanere incollati alla sedia gli spettatori alla prima del film. Un intreccio di tre storie: una reale, una raccontata in prima persona dal protagonista e una frutto di una suggestione…Killer Kaller porta sullo schermo il conflitto interiore e le due facce dell’IO, quella scissione tra la Ribalta e il Retroscena all’interno di una stessa persona che il sociologo Goffman descrive nel libro “La vita quotidiana come rappresentazione”.

Notevole la fotografia del film, il sapiente utilizzo delle luci per le scene degli omicidi, la cura poliziesca dei dettagli delle scene del crimine e il ritmo del montaggio della pellicola che ha permesso di mantenere una costante tensione nello spettatore.

Il film diventa il mezzo per descrivere anche il tormento dei giovani, la difficoltà di investire per crearsi una propria realtà lavorativa e la difficile conciliazione tra una vita scandita da debiti da ripagare e la speranza di una quotidianità che porti alla serenità.

Il finale di Killer Kaller, dopo un’alternanza tra immagine e ruolo in un gruppo e identità fuori dalle luci della rappresentazione, mette gli spettatori davanti ad uno specchio a cui ognuno deve affacciarsi alla ricerca di se stesso…

 

di Elena Scandurra

 

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…scrivimi tutti i giorni anche solo due parole…Esserci e Ritrovarsi 10 anni dopo il Passion lives here di Torino 2006

 

Esserci e Ritrovarsi: è stato questo l’impulso che ha spinto il popolo dei volontari e professionisti di Torino 2006 e dei tanti Torinesi che hanno sfidato la pioggia e il freddo pur di presenziare agli eventi celebrativi dei 10 anni dalle Olimpiadi di Torino 2006.

Avevo 17 anni e per pochi mesi non ne ho potuto prendere attivamente parte come volontaria; ieri ed oggi però c’ero anche io, in mezzo a quella folla festante, in Piazza Castello .

Il meteo avverso non ha guastato la festa di chi ha atteso trepidante questo evento nella speranza di rivivere quella passione, quell’atmosfera che ha invaso Torino e i Torinesi.

Mi piace pensare alle Olimpiadi per Torino come ad una magia che è riuscita a trasformare l’identità e l’immagine della città, Torino si è riconvertita da importante polo industriale a meta turistica apprezzata dai turisti di tutto il mondo e per il New York Times è tra le 52 città da visitare nel 2016.

La torcia olimpica ha ripercorso i quartieri della città e poi come una bacchetta magica ha ridato fuoco al braciere facendoci tornare indietro nel tempo…in silenzio mi sono soffermata a guardare i volti dei volontari che avevo accanto; potevo percepire dai loro sguardi che il ricordo di quei giorni e la passione di quei momenti, come fuoco mai sopito, ardeva ancora in loro e in me.

Ho potuto leggere dalle loro espressioni l’attesa e il desiderio di “esserci” : chissà quanti si sono presentati per ritrovare amici conosciuti in quell’esperienza, oppure, magari, nella speranza di rivedere anche solo per pochi istanti la persona che 10 anni fa gli ha fatto battere il cuore, dopo aver atteso per mesi o magari per anni un sms, a seguito di mille promesse di scriversi tutti i giorni anche solo due parole.

Le Olimpiadi di Torino sono divenute una case history per studi di vario genere dall’urbanistica al marketing e organizzazione eventi, hanno dato l’impulso economico fondamentale per la ripartenza della città ma sono state anche un modo per mostrare come una manifestazione possa stimolare la passione e l’orgoglio di un popolo che indossando la giacca a vento di 10 anni prima ha testimoniato come il ricordo di quell’emozione ancora sia vivo.

Le luci del palco si sono spente, mentre cammino ascolto dall’Iphone “Va’” l’Inno Olimpico composto da Claudio Baglioni che ho scaricato pochi minuti fa…quelle parole “Va’/ come musica / che ci illumina / fuoco della vita / bagna l’anima / […] lacrima di tempo / spingi il battito / ogni istante e ancora un po’/ e ancora va’/ come fulmine / tra le nuvole / vento delle stelle / sogna favole ” ….la pioggia scende ancora e ognuno sta tornando a casa con la certezza il nostro viaggio insieme continua perché la passione vive in noi.

di Elena Scandurra

 

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Quo Vado …senza il posto fisso…

Sono appena uscita dal cinema, sala stracolma anche se il film fenomeno “Quo Vado” è uscito da ben 29 giorni; sono una dei quasi 9 milioni di italiani che hanno scelto ironicamente di sorridere su uno dei principali problemi che interessa la popolazione italiana… la mancanza di lavoro e il tanto sognato posto fisso.
Un plauso a Luca Medici (alias Checco Zalone) per aver saputo portare sul grande schermo questa tematica: per le persone della mia generazione il posto fisso è un miraggio, qualcosa di sconosciuto entrato nel nostro immaginario grazie ai racconti di nonni e genitori.
Mio nonno e mio padre rispettivamente con circa 40 anni di lavoro uno in FIAT e uno in banca; ed io, quasi trentenne ormai, che non sono altro che una piccolissima frazione di quel 50% di giovani torinesi che l’IRES Piemonte inserisce nella categoria dei “Disoccupati”.
Penso che la forza di un’ opera sia proporzionale alle emozioni che sa suscitare nel pubblico… ecco di questo film ricorderò il fatto di essermi identificata nella volontà ferma del protagonista di non firmare quella maledetta lettera di dimissioni, salvo poi stremato alla fine cedere per amore…
Il film restituisce al lavoro la componente di dignità e di diritto per la persona; si sottolinea il ruolo della famiglia, l’attaccamento alle origini ma anche la scelta difficile di lasciare più volte tutto per mantenere il proprio posto.
Da ricordare anche la riflessione nel finale tra il posto fisso e la Partita IVA: quella metafora con la caccia mensile che a fine anno dà un bonus (la tredicesima) VS l’impossibilità per noi giovani di averla perché il mercato del lavoro ci costringe prima o poi alla decisione di doverla aprire la Partita IVA…
E’ molto bello il messaggio del film perché dopo un excursus sulla
Prima Repubblica, su tutti gli strascichi di corruzione, concussione, mobbing che riempiono le pagine dei giornali di oggi… si intravede il cambiamento nella figura della tagliatrice di teste che sul finale del film si rende conto di quanto il suo lavoro abbia profondamente cambiato la vita delle persone a cui, complice una piccola buonuscita, ha tolto la possibilità di un futuro sereno, nel proprio paese nel quale si desidera poter vivere e progettare di avere dei figli.
Zalone dipinge sapientemente anche la fuga dei cervelli dall’Italia, con la figura della ricercatrice, conosciuta al polo nord, che non riesce ad esprimersi nel nostro paese nel quale burocrazia e mancanza di fondi per la ricerca deprimono ogni possibilità di crescita professionale.
Già anche in questo ritratto mi sono riconosciuta guardando il film, perché dopo aver studiato penso, come quella donna, che lavoro e famiglia non possano coesistere qui; mi ritrovo stanca di combattere ogni giorno per ottenere anche solo un colloquio al quale molte volte non segue nemmeno una risposta… mi sento triste e scoraggiata davanti all’ennesima mail nella quale c’è scritto che la mia professionalità non combacia con le richieste dell’azienda…
Eppure devo essere forte e continuare a guardare al domani con gli stessi occhi puri di quel bambino del film che afferma al maestro a gran voce che lui da grande… vuole fare il posto fisso.

di Elena Scandurra

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